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Home » Primo piano » Martelli (Consiglio Nazionale Geologi): «Un servizio geologico stabile e riconoscibile per fare la differenza»

Martelli (Consiglio Nazionale Geologi): «Un servizio geologico stabile e riconoscibile per fare la differenza»

Febbraio 12, 2026 da redazione Lascia un commento

Dopo la frana di Niscemi, ecco la riflessione di Riccardo Martelli del Consiglio Nazionale dei Geologi

«In effetti ora sono bravi tutti: tutti descrivono con dovizia di particolari la geologia di Niscemi e le caratteristiche cinematiche della frana che ha interessato il suo abitato. Molti spiegano le cause, i più arditi distribuiscono le colpe. Il fenomeno che ha modificato il paesaggio di Niscemi sfugge alla normale comprensione delle dinamiche del territorio, anche per molti di quelli che lavorano guardando a quei fenomeni, come i geologi».

Riccardo Martelli geologi

Così Riccardo Martelli del Consiglio Nazionale dei Geologi, alla luce della frana di grandi dimensioni che si è verificata nelle scorse settimane nella città di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, in Sicilia.

«Questo evento – prosegue – rappresenterà un nuovo termine di paragone nella letteratura scientifica e, probamente, entrerà nella storia minore del nostro Paese. Se analizziamo la cartografia dei fenomeni franosi di qualunque regione, sono presenti aree mappate come frane inattive o quiescenti di dimensioni colossali, confrontabili con quella avvenuta a Niscemi. L’analisi delle forme del territorio che emerge dallo studio di foto aree o immagini satellitari, ci mostra l’esistenza di corpi di frana generati da eventi comparabili, se non più vasti e rovinosi, di quelli che si sono verificati in Sicilia nella settimana in cui è transitato il ciclone Harry. Alcuni di questi eventi sono noti alle cronache. Come quello che nel ‘300 interessò il versante nord-occidentale del Monte Falterona, travolgendo l’area di Castagno d’Andrea. Rendendo le acque dell’Arno torbide per mesi e mesi, a Firenze».

«Il piano di adattamento ai cambiamenti climatici della Regione Toscana dovrebbe creare un Servizio Geologico Regionale»

«Dal 2023 in avanti – afferma -, si è palesato un contesto meteo-climatico probabilmente confrontabile con quello nel quale si sono sviluppati i fenomeni di enormi dimensioni, oggi inattivi, che ritroviamo distribuiti lungo l’arco appenninico o lungo i versanti che bordano le valli interne. Un quadro di precipitazioni estreme, capaci di modificare radicalmente le condizioni di circolazione delle acque nel sottosuolo. Tanto da ridurre la resistenza dei terreni a una scala tante volte maggiore rispetto a quella a cui siamo abituati normalmente. E generare dissesti che vanno a interessate settori incredibilmente vasti. Precipitazioni che, per intensità e durata, sono attese con tempi di ritorno secolari. Ma che tornano a farci visita ogni pochi mesi, con buona pace della statistica. Il quadro attuale ci mette nelle condizioni di dover prendere in considerazione scenari nei quali si ha la riattivazione di movimenti franosi che ora diamo per stabilizzati. E questo porta con sé la conseguenza di dover raffinare i criteri con i quali studiamo la geometria e lo stato di attività di una frana, ad esempio».

«La Regione dia avvio a un processo di analisi del territorio»

«Ma quali strumenti, risorse, conoscenze abbiamo oggi a disposizione per poter bilanciare i nuovi scenari, portati dal cambiamento climatico? In Toscana si investe in conoscenza del territorio, da decenni, ma non abbastanza vista la situazione. Con variabili aumentate e pericolosità cambiate. Il piano di adattamento ai cambiamenti climatici della Regione Toscana, oltre a guardare legittimamente alle politiche energetiche, dovrebbe, per esempio, prendere seriamente in considerazione di creare un Servizio Geologico Regionale. La Regione Toscana, sempre pronta a reagire celermente agli scenari che si prospettano, dia avvio a un processo di analisi del territorio. Può farlo dotandosi di uno strumento capace di coordinare al meglio e valorizzare le competenze già al suo interno. Uno strumento capace di fare sintesi con gli altri soggetti coinvolti. Come l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale e le amministrazioni locali. Tutti enti che svolgono un lavoro eccellente, che rischia di perdere valore nel tempo, se non messo in un contesto organico su scala regionale».

L’appello di Riccardo Martelli alla Regione

«Assistiamo al persistere di una situazione in cui la conoscenza delle dinamiche geologiche e geomorfologiche del territorio è distribuita in vari settori all’interno dell’organigramma regionale, senza un vero e proprio servizio geologico – dichiara Riccardo Martelli -. In questo modo queste conoscenze risultano poco efficaci. E proprio in tempi nei quali bisogna evitare dispersione di tempo, energia e denaro.L’appello che faccio alla Giunta regionale che si è da poco insediata è quello di guardare a come altre amministrazioni regionali hanno organizzato le competenze in ambito geologico. Questo perché la qualità del lavoro che viene ordinariamente svolto in questo settore da colleghe e colleghi regionali è eccellente. Va messo però sotto una luce nuova e differente. Gli va dato lo spazio e la responsabilità che il nuovo contesto meteo-climatico richiede. Siamo in tempi in cui, ogni anno, il nostro territorio è sotto il bersaglio di alluvioni e frane. La risposta adeguata è quella di dare una forma stabile, riconoscibile, utile a un settore, quello geologico, che fornisce agli amministratori strumenti per migliorare la sicurezza dei cittadini».

LEGGI ANCHE Green economy e risorse minerarie: il focus dei Geologi della Toscana

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