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Home » Cultura » Botteghe fiorentine: una mostra fotografica di Guido Cozzi inaugura le sale espositive dell’Istituto de’ Bardi

Botteghe fiorentine: una mostra fotografica di Guido Cozzi inaugura le sale espositive dell’Istituto de’ Bardi

Gennaio 13, 2025 da redazione Lascia un commento

L’inaugurazione si tiene sabato 25 gennaio alle ore 18:00, alla presenza del fotografo e di Livia Frescobaldi

Firenze è una città che vive di storia, ma non sempre le sue istituzioni più antiche riescono a trovare spazio nel presente. Tra queste, l’Istituto de’ Bardi rappresenta senz’altro un unicum: una realtà che da quasi due secoli si dedica alla valorizzazione dell’artigianato artistico, cuore pulsante della cultura fiorentina.

Filistrucchi, wigs and theatrical makeup, via Verdi 9

Questo legame tra passato e futuro è oggi raccontato dalla mostra Botteghe Fiorentine del fotografo Guido Cozzi, promossa dall’Istituto nella sua storica sede di Palazzo Capponi, in via de’ Michelozzi. L’esposizione, aperta dal 25 gennaio al 31 maggio 2025, accompagna i visitatori in un viaggio per immagini all’interno di alcune botteghe artigiane della città: restauratori, decoratori, bronzisti, fabbri, falegnami, doratori, orafi, rilegatori e molti altri.

Mestieri che un tempo costituivano il tessuto economico e sociale dei quartieri cittadini e che oggi, nonostante le difficoltà, continuano a mantenere vivo un sapere antico. L’inaugurazione si tiene sabato 25 gennaio alle ore 18:00, alla presenza del fotografo e di Livia Frescobaldi, presidente dell’Istituto. Segue un brindisi di benvenuto.

Guido Cozzi, fiorentino, è specializzato in reportage geografici, turistici ed etnografici. All’Istituto presenta venti immagini di altrettante botteghe, descritte con un taglio documentaristico. Gli spazi sono inquadrati frontalmente, senza la presenza umana, per mettere al centro la dimensione materiale degli oggetti. I suoi scatti raccontano un “tempo sospeso”, offrendo al visitatore uno spunto per riflettere non solo sulle condizioni attuali degli artigiani, in una società sempre più orientata al consumo di massa, ma anche sui profondi cambiamenti che la scomparsa di queste realtà porterebbe alla città di Firenze.

Alle immagini si aggiunge un video, sempre realizzato da Guido Cozzi, che vuole essere un inno alla bellezza di Firenze, città fatta a mano, grazie alla straordinaria collaborazione tra architetti, ingegneri, artisti e naturalmente artigiani. Lungo il percorso saranno esposti oggetti antichi, risalenti al periodo ottocentesco e novecentesco, legati alla lavorazione del legno, realizzati dall’artigiano che li utilizzava a suo tempo, come si usava nel passato; trattasi di morsetti, incorsatoi, graffietti, pialle di varie misure, un ceppo a banco, un’ascia ricurva, un pastrengo, ed altri strumenti appartenenti alla collezione privata, messa insieme nel corso di varie generazioni, del restauratore Giuseppe Margheri, che da più di quarant’anni con dedizione e passione, nel suo atelier di Borgo San Lorenzo, in Mugello, si occupa di restauro e vendita di antichità, soprattutto mobili.

Alla Tethys Gallery di via de’ Vellutini 17r, la galleria a pochi passi dall’Istituto fondata da Guido Cozzi nel 2004 insieme a Stefano Amantini e Massimo Borchi, sarà allestita una piccola mostra complementare, che raccoglie immagini di botteghe storiche ormai non più in attività. Questa esposizione parallela, dal carattere più intimo e nostalgico, amplia la riflessione proposta dalla mostra principale, offrendo un ulteriore sguardo su un passato che rischia di essere dimenticato.

L’esposizione allestita all’Istituto riprende gli ideali del suo fondatore, Girolamo de’ Bardi, uomo di cultura e visione, convinto che il sapere dovesse essere innanzi tutto “utile”. Agli inizi dell’Ottocento, l’erede della nobile famiglia, stabilì per la sua Fondazione l’obiettivo di valorizzare l’artigianato locale e offrire agli artigiani meno abbienti la possibilità di formarsi gratuitamente.

E ancora oggi l’Istituto cerca di rendere attuale il suo messaggio attraverso una rinnovata proposta: brevi corsi di formazione artigianale e laboratori di artigianato artistico, non professionalizzanti, ma svolti da artisti e artigiani che costituiscono eccellenze del territorio toscano e non solo, oppure da operatori che, pur possedendo un’arte preziosa e che va perdendosi, non sono in grado, per le difficoltà del settore, di promuovere se stessi ed i loro prodotti.

La mostra inaugura anche le nuove sale rinnovate dell’Istituto, disponibili su richiesta per progetti in linea con la sua missione, per rafforzare il dialogo con la città, invitando un pubblico sempre più ampio a scoprire le tante attività a favore di queste antiche tradizioni.

Nel periodo della mostra poi, oltre alle sue consuete attività, l’Istituto propone una serie di appuntamenti tematici.

Il 30 gennaio alle ore 18.00, si tiene la conferenza-spettacolo Shakespeare, il teatro come “artigianato”. Un mestiere che si impara “a bottega”, a cura del regista e attore Alessandro Calonaci, che illustra il parallelismo tra il lavoro artigianale e la creazione teatrale.

Il 7 febbraio alle ore 15.30, il professor Giovanni Cipriani tiene la conferenza Ottone Rosai, un artigiano, figlio di artigiani dell’Oltrarno fiorentino, approfondendo la figura di uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento.

Il 22 febbraio, Guido Cozzi conduce il seminario Fotografare l’artigianato, un’opportunità per imparare a valorizzare il proprio lavoro artigianale attraverso la fotografia.

Due, infine, gli appuntamenti di marzo: il 7 alle 16.00 la restauratrice Laura Grossi dello Studio Santo Spirito parla su La poesia del restauro nell’ex quartiere artigiano ed il 21 alle 17.30 il giornalista Stefano Tesi tiene la conferenza Raccontare l’artigianato tra cronaca e reportage.

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