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Home » Cronaca » Piccoli Comuni, Cenni: «Ricostruire condizioni di cittadinanza»

Piccoli Comuni, Cenni: «Ricostruire condizioni di cittadinanza»

Febbraio 20, 2026 da redazione Lascia un commento

L’intervento della presidente di Anci Toscana agli Stati Generali dei piccoli Comuni

«Se vogliamo essere coerenti con la volontà di sostenere i piccoli Comuni, dobbiamo smontare un equivoco: contrastare lo spopolamento non significa solo “riportare persone”ma ricostruire condizioni di cittadinanza. Ovvero garantire accesso equo a diritti e servizi essenziali (scuola, sanità, mobilità, connettività), sostenere economie territoriali coerenti con le vocazioni locali, rafforzare istituzioni locali e capacità amministrativa». Lo ha detto Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana agli Stati Generali dei piccoli Comuni, dove ha lanciato anche una serie di proposte operative. 

Per rafforzare la governance dei piccoli Comuni è una serie di attività di supporto su base regionale

Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana, agli Stati generali dei piccoli Comuni
Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana, agli Stati generali dei piccoli Comuni

La prima: rafforzare governance e capacità amministrativa per arrivare davvero alla messa a terra delle politiche e dei finanziamenti.«In quest’ottica, è decisivo costruire capacità. Partendo da esperienze in corso, è allo studio la creazione su base regionale di attività di supporto per gli enti più piccoli: formazione, affiancamento temporaneo ai processi amministrativo/tecnici, rafforzamento della capacità di spesa su fondi europei/statali/regionali. I Comuni non possono essere lasciati soli, noi vogliamo dare loro un supportostrutturale, come sistema Anci, insieme al Ministero e alle Regioni».

Il ruolo dell’associazionismo intercomunale e la necessità di semplificare le procedure

Altro punto fondamentale “fare più cose insieme”, per rilanciarel’associazionismo intercomunale non come adempimento, ma come leva strategica per il futuro della governance locale. Un modo per garantire che ogni Comune possa rappresentare al meglio la sua comunità di cittadini ed erogare servizi di qualità. E poi la necessità di semplificazione di bandi e rendicontazioni, «non un dettaglio tecnico ma una condizione di equità territoriale. Oggi l’accesso alle risorse resta infatti legato a procedure complesse e farraginose: il risultato è che le risorse premiano chi è già forte».

I servizi ecosistemici: una parte di “ricchezza” che i piccoli Comuni producono e che il mercato non paga

C’è poi il tema della remunerazione dei servizi ecosistemici (tutela idrogeologica, manutenzione del territorio, presidio forestale, qualità delle acque), una parte di “ricchezza” che i piccoli Comuni producono e che il mercato non paga. «È emblematico il tema delle risorse idrichedove i territori sorgenti sostengono la vita e l’economia delle città – ha sottolineato Cenni -. In Toscana, seguendo le esperienze di Piemonte ed Emilia-Romagna, stiamo lavorando, con un patto Città-Montagna, per riconoscere in tariffa una quota da redistribuire ai Comuni che “danno acqua” alle città». 

Necessario intercettare maggiori investimenti: l’esempio della legge sulla Toscana Diffusa

Infine servono maggiori investimenti per mantenere servizi emigliorare i collegamenti. In questo senso Cenni ha portato l’esempio di quanto fatto in Toscana, dove Anci ha costruito con la Regione la legge sulla “Toscana Diffusa”, che accoglie tutte le politiche e le fonti di finanziamento per le aree interne con un perimetro più ampio della sola definizione Snai, e dove si è giunti a destinare il 30% dei fondi Fesr e Fse+, ai Comuni delle aree interne, grazie a percorsi di co-programmazione e condivisione territoriale che hanno bypassato i bandi e la concorrenza tra i piccoli Comuni adiacenti.

Le politiche per i piccoli Comuni funzionano se cambia il paradigma: servono politiche territoriali strutturali

«I piccoli Comuni non sono un retaggio: sono presìdi di paesaggio, memoria e coesione sociale – ha ricordato Cenni –. Sono luoghi dove il patrimonio materiale e immateriale ha un valore pubblico enorme, anche per chi vive nelle città. In un’epoca di transizione ecologica e di rischi climatici, i territori “non centrali” non sono periferie ma infrastrutture ambientali del Paese. Da qui una tesi semplice: le politiche per i piccoli Comuni funzionano se cambiamo paradigma. Non più “compensazioni” occasionali, ma politiche territoriali strutturali. Non più competizione tra enti piccoli e fragili, ma cooperazione e capacità condivisa».

I dati dei residenti nei piccoli Comuni della Toscana: sono la casa di oltre 270mila toscani

In Toscana, su un totale di 273 Comuni, se ne contano 119 con meno di 5.000 abitanti e 21 con meno di 1.000 abitanti. Secondo l’ultimo dossier Anci, elaborato su dati Istat, in Toscana sono 271.064 le persone residenti nei piccoli Comuni (pari al 7,4% della popolazione totale). Guardando al quadro nazionale, rispetto ad altre regioni italiane, il dato è contenuto: la Toscana risulta al penultimo posto per incidenza della popolazione residente nei piccoli Comuni, preceduta da Lazio ed Emilia Romagna (entrambe al 7,6%) e seguita dalla Puglia (5,6%). Il tema resta però centrale nella lotta allo spopolamento delle aree interne e nel generale sforzo per mantenere presidi strategici nella Toscana Diffusa.

Archiviato in:Cronaca Contrassegnato con: ANCI Toscana, Piccoli Comuni, Toscana

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