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Home » Cronaca » Clima, Marco Bottino (Anbi Toscana): «Non è cercando per forza colpevoli che risolveremo il problema»

Clima, Marco Bottino (Anbi Toscana): «Non è cercando per forza colpevoli che risolveremo il problema»

Agosto 22, 2022 da redazione Lascia un commento

«Serve una presa di coscienza collettiva»: la riflessione a proposito degli eventi meteo eccezionali degli ultimi giorni

La riflessione dei presidente di Anbi Toscana, Marco Bottino, a proposito degli eventi meteo eccezionali degli ultimi giorni.

«Di fronte a eventi meteo eccezionali nell’intensità ma ormai purtroppo frequenti, sembra essere diventato di moda cercare colpevoli anche se e quando non ci sono. È un errore. E lo dico non per difendere i Consorzi di Bonifica che rappresento e che spesso vengono chiamati in causa, ma perché così non risolveremo né mitigheremo il problema. Di fronte a un mutamento epocale come quello del clima non servono capri espiatori. Occorre piuttosto un cambiamento radicale da parte di ognuno di noi, nessuno escluso.

PRESSPHOTO Firenze, Presentazione degli interventi di rimozione dei sedimenti fluviali depositatisi nel corso degli anni sulle banchine sia in destra che in sinistra idraulica a valle del Ponte Vecchio a Firenze, effettuati con uno speciale mezzo d’opera, al suo primo utilizzo in assoluto in Arno. Nella foto Marco Bottino presidente del Consorzio di Bonifica del medio Valdarno Giuseppe Cabras/New Press Photo

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a eventi diversi, tutti ‘anomali’ rispetto a quella che, almeno una volta, era considerata la normalità alle nostre latitudini: bombe d’acqua che hanno riversato a terra, in pochi minuti e in punti ben localizzati, il quantitativo di pioggia che si solito si registra in un mese o più, raffiche di vento oltre i 140 Km orari che hanno abbattuto alberi e fatto danni ingenti, chicchi di grandine grandi come palline da tennis che hanno distrutto le colture e non solo…

C’è chi ha cercato un colpevole e una colpa: un’inutile caccia alle streghe

In tutti i casi c’è chi ha cercato un colpevole e una colpa. Il gestore del servizio idrico per la pulizia di fogne e caditoie, i Consorzi di Bonifica per la manutenzione dei fiumi, il Lamma per le previsioni non abbastanza precise… persino i volontari delle Pubbliche assistenze sono stati aggrediti con l’accusa di non fare abbastanza. Gli errori esistono, ci mancherebbe, ed è giusto che i cittadini vigilino e critichino quando ci sono. E la rabbia di chi subisce danni va capita e soprattutto fatta seguire da aiuti concreti. Ma in tutti questi casi mi è sembrato di essere davanti a un’inutile caccia alle streghe che poco aveva a che fare con il (necessario) impegno che tutti gli enti devono sempre mettere nel migliorarsi. E anche con il lavoro che, almeno in Toscana, ha ridotto di molto i danni possibili a fronte di eventi di una simile portata.

A volte i danni derivano da situazione oggettivamente ingestibili

Il fatto è che un danno non è automaticamente colpa di una mala gestione. A volte, e credo sia questo il caso, i danni derivano da situazione oggettivamente ingestibili (o gestibili solo in parte), da limiti concreti dei nostri sistemi e impianti ‘tarati’ per secoli su eventi di ben minore intensità, ma anche e soprattutto da scelte collettive sbagliate andate avanti per troppo tempo e che ora, di colpo, sommano le loro conseguenze. Inutile quindi fare ogni volta il “gioco del cerino” aspettando che qualcuno si bruci e pretendere subito soluzioni a problemi generati nel tempo dalle precedenti generazioni.

Abbiamo cementificato, inquinato, costruito dove non era possibile, edificato e poi condonato, tombato canali per realizzare sopra strade e palazzi, tolto alberi e boschi, trasformato stagni e pantani in zone industriali (come dimostrano tanti toponimi) abbandonato le coltivazioni collinari. Non è solo storia passata: c’è chi continua su questa strada.

Potenziare servizi e infrastrutture, cambiare il rapporto con l’ambiente, insegnare ai cittadini ad affrontare l’emergenza

Che fare allora? Dobbiamo ripensare i nostri modelli di sviluppo poiché gli interventi di gestione non bastano più. Dobbiamo potenziare progressivamente servizi, infrastrutture e attenzione da parte degli enti preposti certo, ma anche progettare il nuovo in modo diverso, cambiare il rapporto con l’ambiente, e in parallelo, insegnare ai cittadini ad affrontare l’emergenza in modo responsabile, evitando comportamenti a rischio per sé e per gli altri. Dobbiamo, insomma, assumerci una responsabilità collettiva per affrontare questi eventi: estremi, in parte imprevedibili e assai poco controllabili. Sapendo che, al punto in cui siamo arrivati, possiamo attutire il danno, ma non sempre eliminarlo del tutto».

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