I monitoraggi notturni e l’importanza per la gestione faunistica
Ogni anno, in Toscana come in altre regioni italiane, si svolgono due censimenti dei cervi: uno in primavera che dà l’opportunità di vedere anche i cuccioli, e uno in autunno, nel pieno della stagione degli amori. È quest’ultimo il momento in cui i maschi si separano per sfidarsi a suon di bramiti e rivendicare il possesso delle femmine. Il “Censimento del cervo al bramito”, coordinato dalla Regione Toscana e dagli Atc vede la collaborazione di soggetti diversi: cacciatori, ma anche studenti e professori dell’Università di Firenze, volontari e appassionati.
Come funziona il censimento dei cervi
I partecipanti vengono suddivisi in squadre e dislocati in punti strategici nei boschi tra i Comuni di Barberino di Mugello, Firenzuola, Scarperia e San Piero. Muniti di mappe, binocoli e dispositivi di rilevamento, durante la notte registrano gli avvistamenti e i bramiti dei maschi, segnalandone posizione e comportamento. I dati raccolti vengono poi elaborati dall’Ispra per creare mappe precise della distribuzione della specie. Ma si tratta dell’ultimo anno di utilizzo di questo metodo, perché dal prossimo tutto si svolgerà tramite App.
Perché si tratta di un’attività così importante
Il censimento non è solo un’occasione di osservazione naturalistica, per quanto suggestiva, ma un passaggio chiave nella gestione della popolazione cervina. Serve a stimare la consistenza numerica degli animali, a monitorarne lo stato di salute e a definire eventuali piani di selezione venatoria. «L’obiettivo di questi monitoraggi – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Stefania Saccardi – è fare un censimento dei cervi che ci sono nella zona, perché è sulla base dei dati raccolti che la Regione redige le delibere periodiche sui piani di prelievo degli animali che hanno così un supporto scientifico importante».
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