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Home » Cultura » Castello di Poppi e quelle opere scampate ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale

Castello di Poppi e quelle opere scampate ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale

Luglio 21, 2023 da redazione Lascia un commento

La mostra “Michelangelo rapito – Capolavori in guerra dagli Uffizi al Casentino sarà visitabile fino al 28 gennaio 2024

Nascoste nelle casse ricoverate all’interno delle ex Scuderie al Castello di Poppi. Sotto protezione per sfuggire ed essere a riparo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Così, se oggi possiamo ancora ammirare opere come la “Nascita di Venere” di Botticelli, la “Madonna del Cardellino” di Raffaello, la “Sacra Famiglia” di Michelangelo (Tondo Doni) lo dobbiamo a quell’azione.

Tra il 1940 e il 1994, infatti, il Castello di Poppi, monastero di Camaldoli e a Villa Bocci di Soci divennero straordinaria roccaforte di protezione per le opere d’arte. Fu qui che i nazisti misero in custodia il patrimonio artistico fiorentino.

Immagini in esclusiva nella mostra “Michelangelo rapito – Capolavori in guerra dagli Uffizi al Casentino

Il caso della perduta Maschera di Fauno attribuita a Michelangelo è tra i più misteriosi e intriganti di una nuova mostra sulle vicende che legarono indissolubilmente il Casentino al salvataggio del patrimonio artistico fiorentino durante la Seconda guerra mondiale. La maschera, trafugata dai nazisti dal Castello dei Conti Guidi a Poppi e mai ritrovata, per sfuggire ai bombardamenti era stata infatti posta in custodia nell’antico maniero, insieme a centinaia di capolavori degli Uffizi e dei musei fiorentini.

Proprio nel Castello di Poppi, fino al 28 gennaio 2024, ci sarà la mostra Michelangelo rapito – Capolavori in guerra dagli Uffizi al Casentino.

’evento, inserito nel programma degli Uffizi Diffusi, racconta la tormentata storia del salvataggio di centinaia di sculture e dipinti tra i più famosi al mondo, ed allo stesso tempo offre anche l’opportunità di un’esperienza di arte immersiva, perché le immagini in alta definizione di quelle stesse opere, compreso il Fauno perduto, tornano in via eccezionale all’interno del castello.

È la terza volta che Poppi ospita un’iniziativa del piano di diffusione di arte sul territorio lanciato due anni fa dalle Gallerie: nel 2021 aveva accolto una mostra su Dante e lo scorso anno una dedicata al tema della maternità (entrambe queste mostre sono state organizzate per Terre degli Uffizi, progetto condiviso dal museo fiorentino e dalla Fondazione CR Firenze nell’ambito dei rispettivi programmi Uffizi Diffusi e Piccoli Grandi Musei). Ed ancora prima (2018), tra le mura del maniero si era tenuta l’esposizione Nel segno di Leonardo, con protagonista la Tavola Doria prestata proprio dagli Uffizi.

Questa volta l’argomento è la ricostruzione delle vicende del patrimonio artistico toscano durante la guerra; è il risultato di un’attenta ricerca archivistica e iconografica che porta alla luce foto storiche, documenti mai pubblicati, filmati d’epoca. Proprio nelle casse ricoverate all’interno delle ex Scuderie erano infatti state messe sotto protezione – tra le altre – la “Madonna del Cardellino” di Raffaello, la “Nascita di Venere” di Botticelli, la “Sacra Famiglia” di Michelangelo (Tondo Doni). Mentre il monastero di Camaldoli accoglieva capolavori di Leonardo, Beato Angelico, Tiziano e Piero della Francesca.


La mostra classica

Il percorso è articolato nel cortile del castello e nell’ambiente delle ex scuderie al piano terra, con opere d’arte,  fotografie e filmati d’epoca, documenti archivistici e bibliografici.

Dagli Uffizi arriva il Ritratto di Giovanni II Bentivoglio di Lorenzo Costa. Si tratta di un dipinto emblematico per le vicende che lo riguardarono e per la mostra stessa: fu ricoverato al castello di Poppi dal novembre 1940 all’agosto 1944, quando fu requisita e portata dall’esercito tedesco in Alto Adige; tornò a Firenze nel luglio 1945. I legami familiari collegano inoltre l’effigiato proprio al Casentino.

In prestito anche la copia in gesso del Fauno perduto di Michelangelo (esposta ordinariamente agli Uffizi, è stata realizzata nel 2013 a cura dell’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze da una matrice dell’Ottocento) oltre a preziose edizioni antiche della Vita di Michelangelo e a documenti originali dell’archivio degli Uffizi che ricostruiscono giorno per giorno la corsa contro il tempo per mettere al riparo le opere dei musei fiorentini, in particolare quelle che proprio da Uffizi e Palazzo Pitti partirono per il Casentino.

Infine, il Gabinetto fotografico degli Uffizi ha messo a disposizione gli spettacolari scatti fotografici che documentano il trasloco senza precedenti delle opere nei rifugi di campagna e le distruzioni a cui sarebbero state sottoposte.

E poi c’è la parte immersiva

Nei suggestivi ambienti della storica biblioteca Rilliana è invece allestita la mostra immersiva. Il visitatore viene coinvolto dalle proiezioni in alta definizione – su pareti e pavimento – di una serie di opere dal fascino straordinario, con la possibilità di scoprire particolari normalmente non visibili. Capolavori legati indissolubilmente agli Uffizi, come il Tondo Doni di Michelangelo, la Madonna del Cardellino di Raffaello, l’Annunciazione di Leonardo o la Medusa di Caravaggio, possono essere ammirati in alta definizione e con suggestive animazioni che ricreano idealmente il “museo delle opere salvate” presente a Poppi negli anni del conflitto. Diventa così possibile dialogare e interagire con le opere: l’installazione Mirror Room con il suo sistema di specchi da la sensazione di “entrare” nelle casse ricoverate nel castello durante la guerra, ritrovandosi dunque faccia a faccia con i capolavori del celebre museo fiorentino.

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