Per la loro valorizzazione, nel 2015 è nata un’associazione che in questi anni ha portato avanti un progetto di studio e censimento
Sono piccole aperture incastonate nella pietra serena, spesso incoronate da eleganti cornici e chiuse da sportellini in legno segnati dal tempo. Non di rado passano inosservate da chi gira di fretta tra le vie del centro storico di Firenze. Chi le riconosce, invece, sa che le buchette del vino rappresentano uno dei simboli più autentici della città.
Furono ideate tra il XVI e il XVII secolo, quando le grandi famiglie fiorentine si dedicarono alla produzione di vino. Il loro scopo era quello di consentire la vendita del vino direttamente al consumatore, evitando gli intermediari. E così l’idea: creare nelle pareti dei palazzi piccole aperture della misura di un fiasco impagliato. Molte col tempo sono andate perdute; quelle che restano continuano a raccontare la storia di Firenze.

Il lavoro dell’Associazione Buchette del Vino
Per la loro valorizzazione, nel 2015 è nata l’Associazione Buchette del Vino che in questi anni ha portato avanti un progetto di studio e censimento delle finestrelle. L’Associazione organizza anche visite guidate che spesso si concludono con un buon calice di vino, servito rigorosamente attraverso una buchetta aperta, ma anche giochi per piccoli gruppi di partecipanti, per trovare e fotografare le buchette indicate su una mappa, con quiz e indovinelli.
Il censimento aperto: quante sono quelle mappate
Secondo i dati, aggiornati al 16 dicembre 2025, all’interno delle mura storiche di Firenze sono 164 le buchette ancora esistenti. A queste se ne aggiungono 28 nel territorio comunale al di fuori delle mura, mentre 111 risultano rimosse o scomparse. Altre 121 sono distribuite nel resto della Toscana, in 37 località diverse. Ma si tratta di un “censimento aperto”, perché ancora oggi il lavoro di ricerca continua, con l’obiettivo di preservare e valorizzare questo patrimonio unico tutto locale.

Stanley Tucci e il bagno di notorietà sulla CNN
Ferme lì da secoli, negli ultimi anni le buchette del vino hanno visto una nuova primavera. Alcuni esercizi le hanno recuperate per servire vino e cibo, complice anche il distanziamento imposto nel periodo Covid; del resto già nel 1600, dopo la Peste, si parlava dell‘efficacia anticontagio degli “sportelli” del vino. E poi, di botto, la fama internazionale.
Tutto nasce dalla serie CNN “Searching for Italy” (2021), in cui l’attore americano Stanley Tucci, che ha vissuto a Firenze durante l’infanzia, ha accompagnato milioni di telespettatori alla scoperta delle “little wine holes”. Da quel momento le buchette del vino sono entrate stabilmente negli itinerari turistici internazionali. Con esiti, però, non sempre positivi.
Non solo moda, ci sono fake anche tra le buchette del vino
Con l’hype generato da questa curiosa ‘attrazione’ sono arrivate le “buchette del vino fake”. L’Associazione che le tutela da tempo richiama l’attenzione sul proliferare di aperture moderne che imitano l’estetica delle antiche buchette: il presidente Matteo Faglia ha evidenziato il rischio che la commercializzazione confonda i visitatori e banalizzi un autentico patrimonio fiorentino.
E le riproduzioni non si limitano a Firenze. Come documenta l’associazione sul proprio sito, esistono “wine windows” anche all’estero, dagli Stati Uniti all’Argentina. Ma qui, a Firenze, le buchette del vino sono più di una semplice attrazione turistica. Sono la prova tangibile di una storia che è esistita e continua a vivere. Diffidate dalle imitazioni.
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