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Home » Primo piano » Mafia,’ndragheta e camorra cercano il salto evolutivo e nasce la “variante Toscana”

Mafia,’ndragheta e camorra cercano il salto evolutivo e nasce la “variante Toscana”

Dicembre 28, 2022 da redazione Lascia un commento

E’ stato presentato il sesto rapporto della Normale di Pisa sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana

Variante Toscana. Letta così sembrerebbe un virus, ma per la Normale di Pisa non è altro che l’evoluzione della Mafia in Toscana. Molteplici i settori di penetrazione che vanno dalle attività immobiliari ai settori produttivi fino ai rifiuti.

Inoltre, la Toscana è l’ottava regione in Italia per attività di riciclaggio. Secondo i dati U.I.F. di Banca d’Italia, sono state 8206 le segnalazioni di operazioni sospette (s.o.s.) registrate in Toscana nel 2021, pari al 5,9% del totale nazionale. La distribuzione degli episodi intercorsi nel 2021 (45 casi) per tipologia di settore illecito vede prevalere forme di criminalità economica (45%).

Non sono migliori i numeri riguardanti le infiltrazioni mafiose. In Toscana il numero totale dei beni confiscati (fonte ANBSC) è di 792 beni totali, con un incremento significativo rispetto allo scorso rapporto (+46%), e un’importante crescita nelle province di Siena (+197%) e Grosseto (+178%). I beni immobili rappresentano l’87% del totale, il restante è costituito da aziende (13%). Rispetto all’anno precedente, in aumento sia il numero di beni immobili (+44%) sia quello delle aziende (+66%);

Su base provinciale, la provincia di Siena risulta essere la prima in regione per numero di beni (15% del totale in regione), seguita da Pistoia (14%), Arezzo (13%) e Grosseto (11%). Le prime quattro province, da sole, ospitano oltre la metà (54%) dei beni totali censiti dall’ANBSC in Toscana. Circa un terzo delle aziende in gestione sono localizzate nei comuni di Firenze e Prato (lo scorso anno circa il 50%), con una maggiore dispersione sul territorio regionale anche dei beni immobili in gestione presenti.

E sempre un terzo dei comuni toscani ospitano dei beni (81 comuni), numero in crescita rispetto al 2020 (+15%). Il 23% dei beni immobili sono localizzati nei capoluoghi, mentre il 77% di questi sono in provincia. Rispetto alle aziende, invece, il numero dei beni presenti nelle città capoluogo e negli altri comuni si equipara, vista la crescita osservata nel secondo caso (+76%). In continuità con il 2020, aumenta in maniera rilevante il numero di beni presenti presso i capoluoghi di provincia, riequilibrando il gap territoriale con i comuni di ridotta dimensione demografica identificato nelle precedenti analisi (+44% immobili, +75% aziende nelle città capoluogo rispetto al 2020).

Sono i numeri sciorinati nel sesto rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana. Infatti, secondo la Normale di Pisa i dati mostrano un elevato rischio rispetto a forme di radicamento organizzativo tradizionale delle mafie nazionali nel contesto regionale. Questo nonostante “al momento siano state più sporadiche le tracce di una presenza organizzativa stabile”.

L’analisi degli episodi del 2021 – si legge nel rapporto – evidenzia l’elevato rischio rispetto a dinamiche di trapianto organizzativo in Toscana di gruppi di criminalità organizzata di origine camorristica in fuga da mercati e territori di origine ad elevata competizione ed instabilità criminale. Rimane, comunque, prevalente la vocazione imprenditoriale ed una presenza più pulviscolare di soggetti riconducibili a questa matrice, che si fanno promotori di attività di riciclaggio nell’economia legale sia in contesti territoriali più periferici della regione, sia nei grandi centri urbani, compreso il capoluogo di regione. Sono il 26% gli episodi riferibili ad associazioni criminali di matrice transnazionale. Gruppi misti, prevalentemente di origine albanese (43%), soprattutto nel settore degli stupefacenti, poi cinese (37%) e nigeriana (10%).

Rispetto alle attività di riciclaggio, secondo i dati U.I.F. di Banca d’Italia, sono state 8206 le segnalazioni di operazioni sospette (s.o.s.) registrate in Toscana nel 2021, pari al 5,9% del totale nazionale, facendone l’8° regione in Italia. Le s.o.s. mostrano un incremento di +22,6% rispetto al 2020, poco inferiore rispetto alla variazione su scala nazionale (+23,3%). La provincia di Firenze è la prima in Toscana per numero di segnalazioni in valore assoluto (circa 1/3 del totale), seguita da Prato (12%), Pisa (8,9%) e Lucca (8,3%). Gli incrementi più importanti su base annua si registrano a Pisa (+46,8%), Livorno (+38%) e Massa-Carrara (36,5%). La provincia di Prato si attesta tra le prime province in Italia per la localizzazione delle segnalazioni (400 unità per 100.000 abitanti), al 2° posto su scala nazionale dopo la provincia di Milano (441 unità). Rispetto agli scorsi anni, sono tre le province toscane (Pisa, Firenze e Siena) che rientrano tra le prime trenta su scala nazionale per tasso di segnalazioni.

I beni confiscati in Toscana

In Toscana il numero totale dei beni confiscati (fonte ANBSC) è di 792 beni totali presenti, con un incremento significativo rispetto allo scorso rapporto (+46%), e un’importante crescita nelle province di Siena (+197%) e Grosseto (+178%); I beni immobili rappresentano l’87% del totale, il restante è costituito da aziende (13%). Rispetto all’anno precedente, in aumento sia il numero di beni immobili (+44%) sia quello delle aziende (+66%). La distribuzione dei beni immobili vede al primo posto le unità immobiliari a fine abitativo (52% del totale), seguite, per numerosità, da terreni (26%), e unità immobiliari a fine commerciale e industriale (12% del totale). Rispetto allo scorso anno, è in significativo aumento il numero totale di beni immobiliari attualmente in gestione (+54%), con una forte crescita sia di quelle riferite a ter a terreni (+49%) che alle unità a fine abitativo (+57%).

Insomma, nel 2022 la mafia c’è. Adesso, infatti, esiste una mafia più imprenditoriale quella dei cosiddetti colletti bianchi. L’emergenza peggiore è finita, anche se con le mafie basta un non nulla perché ricomincino. Sono come la gramigna. Hanno radici profonde, anche quando si tagliano trovano il modo di ricominciare a crescere. Oggi le mafie sono ancora nelle condizioni di ritornare perché conservano tutto l’apparato intimidatorio. Forse è finita l’emergenza, ma non le strutture mafiose. Il volto della mafia non è più quella confinata in Sicilia o sulle coste del Salento, ma quella che fa affari, acquistando alberghi ed appartamenti, negozi, a volte anche semplici edicole di giornali, bar oppure aziende più strutturate.

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