Firmato un protocollo per applicare linee guida condivise. Al centro prevenzione del rischio idraulico, tutela degli ecosistemi e valorizzazione delle competenze locali
La manutenzione dei corsi d’acqua nelle aree montane diventa un impegno condiviso tra istituzioni, con l’obiettivo di coniugare sicurezza idraulica e tutela degli ecosistemi. È questo il risultato della seconda edizione di “Montagna in prima linea”, ospitata al Casentino Tech Hub del Consorzio Resilia, a Poppi, che si è conclusa con la firma di un protocollo d’intesa tra il Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno e il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
L’accordo punta a dare applicazione alle linee guida per la manutenzione sostenibile dei corsi d’acqua, elaborate sulla base delle esperienze maturate dai due enti. Il principio è superare gli interventi standardizzati e adottare soluzioni calibrate sulle caratteristiche dei singoli contesti, considerando vegetazione ripariale, conformazione degli alvei, presenza della fauna ed equilibri ambientali.

Un modello da esportare
«Per la seconda volta ospitiamo in Casentino “Montagna in prima linea”, l’approfondimento che Anbi nazionale ha promosso sul tema della montagna e delle aree interne», ha dichiarato Serena Stefani, presidente del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno. «Un evento che ci permette di riaffermare che nelle aree interne c’è tanto da dire e da esportare anche in tema di futuro e innovazione. Da Poppi vogliamo ribadire che in Toscana il sistema della bonifica lavora per il mantenimento in efficienza dei corsi d’acqua e per la manutenzione ordinaria, dalla gestione della vegetazione alla cura delle opere, fondamentali per la sicurezza di un territorio fragile come quello montano. Lo facciamo in maniera innovativa, con le passeggiate progettanti, buone pratiche che oggi raccontiamo e consegniamo come modello da esportare in altri territori».
«La collaborazione con il Consorzio nasce con l’obiettivo di portare avanti all’interno del Parco interventi che rispondano sia alle finalità della prevenzione del rischio idraulico e della pulizia dei corsi d’acqua, sia alla tutela dell’ambiente», ha sottolineato Francesco Lucacci, presidente del Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. «È interesse del Parco che i corsi d’acqua siano manutenuti nel miglior modo possibile, garantendo allo stesso tempo la tutela necessaria affinché l’ambiente non venga compromesso».
Dalle esperienze sul campo a un metodo condiviso
Il protocollo consolida un percorso di collaborazione che mette insieme competenze tecniche e conoscenza diretta del territorio. Tra gli strumenti sperimentati ci sono le passeggiate progettanti, momenti di confronto direttamente lungo i corsi d’acqua nei quali tecnici del Consorzio e del Parco individuano insieme le modalità di intervento.
«Gli obiettivi del protocollo riguardano il rispetto delle norme: da parte nostra nella manutenzione e nella difesa del suolo e da parte del Parco per far verificare il rispetto dell’ambiente, della natura e del territorio», ha spiegato Tullio Marcelli, direttore del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno. «Le passeggiate progettanti si configurano come una sorta di conferenza dei servizi a cielo aperto, durante la quale decidiamo come operare nell’ambito della difesa idraulica, ma anche nel rispetto della natura, della fauna e dell’ecosistema, riutilizzando i materiali del territorio e cercando di contemperare i diversi interessi. È uno strumento straordinario, che porta a un risultato unico in Italia e che pensiamo di consegnare a livello nazionale perché possa essere replicato».
Un modello che nasce anche dalla necessità di trovare un equilibrio tra esigenze talvolta differenti. Il direttore del Parco Andrea Gennai ha ripercorso il cammino che ha portato alla definizione delle linee guida: «Sono il frutto di un percorso non banale, cominciato dallo scontro fra istituzioni ed enti con obiettivi diversi e arrivato a un compromesso grazie al confronto sul luogo. Ci siamo venuti incontro partendo dalle reciproche posizioni e abbiamo trovato un punto d’incontro sia dal punto di vista ambientale sia da quello della sicurezza idraulica. Abbiamo definito un metodo, perché la complessità è tale che ogni volta si ricomincia da zero. Il protocollo fissa proprio il modo di procedere insieme per trovare soluzioni di compromesso. Un’esperienza nata nel posto più protetto d’Italia, che proponiamo al resto del territorio».

La montagna come presidio per la sicurezza di tutti
La manutenzione dei corsi d’acqua assume un valore strategico soprattutto nelle aree montane, dove la fragilità degli ambienti e le difficoltà operative richiedono un presidio costante. Monitoraggio, vigilanza, individuazione delle criticità e programmazione degli interventi sono attività essenziali per prevenire il rischio idrogeologico, con ricadute che interessano anche i territori a valle.
«Il bacino idrografico non conosce confini amministrativi: si possono realizzare opere strutturali importanti e garantire una costante manutenzione ordinaria sul reticolo di valle, ma senza un presidio adeguato a monte l’intero sistema perde di efficacia», ha ricordato Paolo Masetti, presidente di Anbi Toscana. Il confronto di Poppi si inserisce inoltre nelle iniziative per il sessantesimo anniversario dell’alluvione dell’Arno del 1966. «Abbiamo fatto tanto in prevenzione strutturale e lavorato molto su quella non strutturale e sul sistema di protezione civile, ma dobbiamo ricordare che l’emergenza certifica il limite o l’insufficienza della prevenzione. Il ruolo della montagna è strategico: investire sulle aree montane e interne significa investire sull’intero territorio regionale. I Consorzi di bonifica confermano la piena disponibilità a lavorare al fianco delle istituzioni, delle associazioni di categoria e delle comunità».
Sull’importanza della gestione della vegetazione e del reticolo idraulico minore si è soffermato Federico Preti, professore dell’Università di Firenze e presidente dell’Associazione italiana per l’ingegneria naturalistica. «Per rispondere alle crisi dovute ai cambiamenti climatici e al consumo di suolo nei bacini idrografici, è importante trattenere e rallentare l’acqua. Per farlo non possiamo tagliare troppo la vegetazione lungo i corsi d’acqua né abbandonare le opere di sistemazione idraulico-forestale realizzate nel tempo. Anche il reticolo idraulico minore ha un ruolo che non può essere dimenticato. La manutenzione, oltre a prevenire il dissesto, deve tutelare l’ambiente e garantire i servizi ecosistemici».

Competenze e imprese locali, una risorsa per le aree interne
La cura del territorio può rappresentare anche un’opportunità per le economie montane, valorizzando le imprese e le professionalità che operano localmente. Un tema richiamato da Giuseppe Gennaro, presidente regionale di Cna Costruzioni: «Il rischio idrogeologico e la messa in sicurezza della montagna possono offrire alle nostre imprese nuovi sbocchi di lavoro alternativi all’edilizia tradizionale, ora che usciamo dal periodo dei bonus e del Pnrr. Abbiamo incentivato le imprese a formare le proprie maestranze per operare come realtà qualificate. Il problema è che le piccole e medie imprese hanno difficoltà ad accedere a bandi di entità importante, a meno di costituirsi in consorzi o reti. Per questo Cna è impegnata da anni nella battaglia per lo spacchettamento degli appalti, così da consentire anche alle realtà più piccole di partecipare alle gare senza essere penalizzate».
Sul rapporto tra manutenzione, presidio territoriale e futuro delle aree montane è intervenuto anche Massimo Gargano, direttore generale di Anbi. «La firma del protocollo fra Consorzio di bonifica Alto Valdarno e Parco delle Foreste Casentinesi per la manutenzione gentile dei corsi d’acqua nelle aree protette è un esempio di scelte che mancano alla politica verso le aree montane. Rappresenta un possibile nuovo modello di sviluppo, che andrebbe valorizzato. In Italia si continuano a cementificare 26 ettari al giorno di territorio agricolo e si chiudono i servizi nelle zone alte, incentivando l’esodo e abbandonando i territori all’avanzare del bosco, che diventa un pericolo quando è incontrollato». Gargano ha quindi ricordato la capacità dei Consorzi di bonifica di realizzare le opere previste dal Pnrr, confermando la disponibilità a mettere questa esperienza a servizio della manutenzione delle aree svantaggiate, «così come già positivamente succede in Toscana».
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