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Protezione Civile, Anci Toscana avvia un percorso di confronto con i territori

Opi chiede chiarezza su ruoli e sicurezza sull’Automedica della Piana Fiorentina

“In Toscana serve un masterplan dell’acqua”, la proposta dal tavolo regionale sull’irrigazione

Centri Commerciali Naturali: il punto della Regione Toscana

“Rinascita”, nei quadri di Grazia Danti la memoria dell’alluvione di Campi Bisenzio

Turismo a Firenze: come trovare parcheggio nel centro storico con un click

Botteghe della Salute, quasi 9.500 accessi in sei mesi

Anpas Toscana raccoglie l’invito alla donazione del plasma iperimmune per la terapia anti Covid-19

Maggio 11, 2020 da redazione Lascia un commento

L’appello era arrivato dall’assessore regionale alla Salute, Stefania Saccardi

«Abbiamo lanciato un appello a tutti i toscani appena guariti dal Covid-19, che siano o meno nostri donatori: fate il test sugli anticorpi per donare il plasma. Potrete salvare chi come voi è stato colpito dal virus». Così il presidente di Anpas Toscana, Dimitri Bettini, con il responsabile regionale per le donazioni Patrizio Ugolini. Le Pubbliche assistenze hanno raccolto a loro volta l’invito alla donazione arrivato dall’assessore regionale per il diritto alla salute, Stefania Saccardi.

La Toscana ha dato il via al progetto di terapia al plasma iperimmune che verrà applicato sui casi con distress respiratorio dovuto a coronavirus. In particolare l’utilizzo precoce del plasma iperimmune, utilizzato su pazienti non ancora intubati, potrebbe avere un ruolo importante nel ridurre il rischio di trasferimento in terapia intensiva. 

La donazione di plasma potrebbe giungere chiedendo la collaborazione dei donatori abituali. Il volontariato ha risposto fin da subito alla mobilitazione, convocando i suoi donatori abituali, dando il via a un vero e proprio passaparola.

«Partendo dalla donazione di plasma dei guariti – ha detto ancora Dimitri Bettini – verranno altri curati altri pazienti alle prese con la stessa patologia. Con una donazione si possono curare tre pazienti».

Possono donare plasma coloro che sono stati nella condizione di quarantenati confermati positivi non ospedalizzati, oppure i paucisintomatici in quarantena domiciliare.Per donare è possibile prendere contatto con il proprio servizio trasfusionale di riferimento. Per informazioni ci si può rivolgere al Centro Regionale Sangue (3316364452) oppure alla pubblica assistenza più vicina del territorio di residenza. 

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Edera, la carta si anima

Maggio 11, 2020 da redazione Lascia un commento

Nel numero di maggio le immagini prendono vita

Un connubio di idee e innovazione tecnologica. Con Edera, la carta si anima. Nel trentaquattresimo numero della rivista, grazie alla speciale e innovativa App Aria, le immagini prendono vita e si animano. Le foto e le grafiche diventano video, da guardare direttamente sullo schermo del proprio smartphone.

[Leggi di più…] infoEdera, la carta si anima

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Spesa sospesa nei Coop.Fi, la catena di solidarietà

Maggio 9, 2020 da redazione Lascia un commento

Una somma di 120.000 euro per i nuovi poveri dell’emergenza sanitaria

Grazie al progetto di spesa sospesa nei Coop.Fi, la catena di solidarietà, sono stati distribuiti pacchi alle persone che si sono trovate in povertà. Ben sedicimila donazioni alle casse di soci e clienti e raddoppiate dalla Fondazione Il Cuore si scioglie.

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Parco dei Renai: domani la riapertura

Maggio 8, 2020 da redazione 1 commento

Le regole: distanziamento sociale,  accesso contingentato a 1060 visitatori alla volta, vietati sport e pic nic. Obbligo di indossare la mascherina 

Riapre il parco dei Renai. Domani, sabato 9 maggio l’area verde del comune di Signa riapre i battenti. L’orario sarà dalle 12 alle 20 nei giorni feriali, dalle 9 alle 20 nei festivi. L’inaugurazione della stagione è fissata alle 10 con un simbolico taglio del nastro alla presenza del sindaco di Signa, Giampiero Fossi, del presidente e dell’amministratore delegato della società di gestione del parco, Daniele Donnini e Andrea Marzi.

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«Io, giovane infermiere, in prima linea contro il Coronavirus»

Maggio 8, 2020 da redazione Lascia un commento

L’intervista a Niccolò Caciolli, da metà marzo a lavoro nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Prato

Niccolò Caciolli, classe 1991, è membro del gruppo di lavoro dedicato ai giovani creato da Opi Firenze-Pistoia. Dopo la laurea triennale all’università di Firenze (sede di Empoli) a dicembre 2014, ha lavorato per una RSA in Toscana per 10 mesi nel 2015. A fine 2015 si è poi trasferito in Inghilterra per quattro anni, lavorando i primi due anni in triage di chirurgia di emergenza, mentre fra il 2018 e il 2019 è stato uno dei coordinatori di reparto dell’ospedale ortopedico. Da qualche mese è tornato in Italia e dopo un’esperienza alla misericordia di San Casciano, Niccolò è uno degli infermieri che da metà marzo lotta in prima linea contro il Coronavirus, nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Prato. 

Perché un giovane sceglie di fare l’infermiere?

«Io l’ho scelto perché ero affascinato da questo settore. Molti invece lo scelgono per la possibilità lavorativa che offre. Questo è infatti uno dei percorsi accademici in cui ti laurei e difficilmente sei disoccupato. C’è chi decide di fare l’infermiere per vocazione e chi magari si trova a infermieristica dopo aver provato anche altri test d’accesso, ma poi si appassiona e decide di restare. I tirocini inoltre permettono di vedere se piace. Insomma i motivi possono essere molti». 

Ci sono iniziative o progetti dedicati ai più giovani? Se sì, quali?

«In questo momento no, ma ci sono molte idee. Il gruppo giovani di Opi Firenze – Pistoia aveva molte iniziative ma per via dell’emergenza si è bloccato tutto. Le iniziative comunque ci sono: certo bisognerebbe incentivarle invogliando i giovani a partecipare a progetti, soprattutto sulla formazione e informazione». 

Quali sono le problematiche che più spesso un infermiere si trova ad affrontare?

«Io ho lavorato 4 anni e mezzo in Inghilterra. Poi 1 mese e mezzo fa iniziato in Italia. Nel nostro Paese, fino a pochi mesi fa, mancava il personale infermieristico: molti ospedali erano sotto al numero minimo per garantire un’assistenza adeguata ai pazienti e un adeguato riposo. Ora, con le assunzioni ci sarà un miglioramento sicuro». 

Quali invece i momenti migliori e più soddisfacenti?

«Quando hai gratificazioni e forme di riconoscenza, da parte di pazienti e anche da parte di colleghi. Io lavoro in rianimazione Covid-19 a Prato. È successo che un paziente che era intubato da noi ci ha mandato un suo selfie nel quale si vedeva che stava tornando a casa. L’approccio dell’opinione pubblica su questa professione è migliorato e cambiato solo recentemente: prima dell’emergenza non era così, anzi». 

Pensi che il percorso accademico italiano per diventare infermiere sia adeguato in misura di lezioni frontali e tirocini?

«Per come e quanto ho visto io sì. Quando sei tirocinante tante cose non le vedi e non le cogli. I dettagli li noti dopo, quando lavori. Paragonando la preparazione che hanno in Inghilterra e quella che danno in Italia, l’Italia molto avanti. Magari potrebbero essere fatti dei tirocini più lunghi e specifici tipo terapia intensiva o in altri reparti dove ci sono criticità e dove servirebbe una preparazione maggiore. L’Italia, comunque, ha un buon livello. Potrebbero magari essere riviste le modalità o le divisioni dei tempi fra tirocini, lezioni ed esami. Però comunque, in Toscana in particolare la situazione è positiva».

In questo periodo si è parlato molto di infermieri e del loro ruolo, qual è la tua esperienza in relazione al Coronavirus?

«La mia esperienza è questa: da un mese e mezzo lavoro nel reparto di rianimazione Covid-19 di Prato, dopo essere stato chiamato dalle graduatorie per pronta disponibilità. Non è facile lavorare con la tuta protettiva e tutti i dispositivi di sicurezza per tante ore all’interno del reparto… però quando si vedono i risultati e i miglioramenti capisci che ne è valsa la pena». 

OPI Fi-Pt ha un gruppo di lavoro proprio dedicato ai giovani: quali sono i vostri progetti? Su quali temi state lavorando?

«Uno degli obiettivi è però riconfigurare il modello dell’infermiere su molti aspetti. Come a esempio la scuola. Fra le idee c’è quella di inserire l’infermiere nelle scuole e poi puntare sulla figura dell’infermiere famiglia. Per i giovanissimi puntiamo a fare incontri (non ancora fatti per l’emergenza Covid-19) con neolaureati che non lavorano. Un modo per aiutarli, risolvere dubbi, integrarli e supportarli». 

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Infermiere di famiglia: la risposta per la fase 2

Maggio 8, 2020 da redazione Lascia un commento

L’Ordine degli infermieri di Firenze e Pistoia rilancia l’importanza di questa figura professionale per la popolazione 

infermieri famiglia

Valorizzare l’infermiere di famiglia e di comunità. È questa, secondo Opi Fi-Pt, la chiave per la fase 2, che va presa in considerazione per supportare pazienti e sanità in questo periodo di grave emergenza da Coronavirus. 

Tale figura professionale riesce a curare il monitoraggio dello stato di salute degli assistiti, mediante visite domiciliari, follow up telefonici, telemedicina, in modo da evitare che sia la persona a rivolgersi ai servizi solo quando sono già presenti disturbi o complicazioni; può presidiare i passaggi di setting assistenziale, con particolare riguardo agli aspetti più critici della continuità delle cure facendosi garante della presa in carico lungo l’intero percorso assistenziale, può intervenire fornendo consigli sugli stili di vita e sui fattori comportamentali a rischio. Conosce, inoltre, la rete dei servizi presenti in quello specifico territorio ed è quindi in grado di orientare e facilitare l’accesso appropriato e tempestivo dell’utente a tutti i servizi esistenti.

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Salute mentale, linea di ascolto per amici e parenti di persone con disturbi

Maggio 7, 2020 da redazione Lascia un commento

Faro Itaca, il progetto di sostegno e supporto

Progetto Itaca Firenze Onlus è un’associazione nata per promuovere una visione positiva nel campo della salute mentale. In questo difficile e delicato periodo, è importante continuare senza sosta a offrire sostegno.

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Sla: la medicina narrativa aiuta a trovare le risorse interiori

Maggio 6, 2020 da redazione Lascia un commento

Disponibile “Caro amore”, il libro frutto delle testimonianze di persone con SLA, realizzato da AISLA Firenze e Consiglio Regionale della Toscana

Una narrazione sulla SLA scritta dalle persone con SLA, dai familiari caregiver, dagli specialisti e volontari. È questo “Caro amore” pubblicato da AISLA Firenze con il supporto del Consiglio Regionale della Toscana. La composizione del testo, frutto di un lavoro di anni e di una capillare raccolta di testimonianze, si deve a Barbara Gonella, presidente di AISLA Firenze, in collaborazione con il Dottor Pernia Morales, coordinatore dei Gruppi di Aiuto, Claudia Mezzapesa per la grafica e l’impaginazione e Tamara Tagliaferri. Il libro è disponibile attraverso il sito di AISLA Firenze dietro donazione.

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«Troppe domande e segnalazioni rimaste senza risposta»

Maggio 6, 2020 da redazione Lascia un commento

La denuncia del presidente dell’Ordine degli infermieri di Firenze e Pistoia 

Domande senza risposte. Sono molte le richieste partite dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche interprovinciale di Firenze – Pistoia ad Aziende sanitarie, Estar e Regione in queste settimane difficili per l’emergenza Coronavirus. Domande sulle quali a più riprese sono state sollecitate risposte formali mai pervenute. A fare il punto è Danilo Massai, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche interprovinciale di Firenze – Pistoia.

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Mascherine e guanti usati: vanno nei rifiuti indifferenziati

Maggio 6, 2020 da redazione Lascia un commento

Ecco le indicazioni dell’I.S.S. per sicurezza sanitaria

mascherine

Dopo il loro utilizzo, le mascherine, come anche i guanti monouso (sebbene questi non obbligatori ai sensi dell’Ordinanza), per esigenze di sicurezza sanitaria vanno conferirti nei rifiuti indifferenziati, secondo le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità.  La precisazione arriva con l’ entrata in vigore dell’Ordinanza Regione Toscana n. 26 del 06.04.20, con cui diventa obbligatorio l’uso delle mascherine di protezione individuale nei Comuni dove e’ stata completata la distribuzione. «Non abbandoniamo questi presidi individuali dove capita – spiega una nota di Alia Servizi Ambientali Spa -, ma inseriamoli nei contenitori per rifiuti residui non differenziabili (bidoncini grigi nel porta a porta; cassonetti e campane interrate stradali dedicati alla frazione residua; cestini e cestoni )».

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